Meursault (Premier Cru): perché uno shelter in rete biodegradabile sta diventando uno standard “di filiera” per le barbatelle
Focus prodotto: Shelter Bio RODEX (Arbrì) in un reimpianto di Chardonnay ad alta densità
Nel reimpianto di barbatelle in Côte de Beaune, l’attenzione si concentra spesso su materiale vivaistico, portinnesti e gestione idrica. Tuttavia, nella pratica di cantiere, la variabile che più frequentemente trasforma un impianto “perfetto sulla carta” in un impianto disomogeneo è la perdita o il danneggiamento delle giovani piante nel primo anno: fauna (coniglio/lepre/roditori), urti da sottofila, deriva di diserbo, microstress ripetuti. In un contesto come Meursault, dove le migliori esposizioni obliquano dal Levant (Est) al Midi (Sud) e i suoli sono marno-calcarei, con quote attorno ai 260 m, il potenziale enologico è altissimo, ma la vulnerabilità della barbatella resta totale finché non si affranca.
È in questo spazio tecnico—tra obiettivo qualitativo e rischio operativo—che si colloca Shelter Bio RODEX, uno shelter in rete progettato per la protezione “a perdere”, con un’impostazione particolarmente adatta alla viticoltura di precisione e alle esigenze ambientali di filiera.
Perché proteggere la barbatella non è (solo) una scelta “anti-fauna”
L’evidenza scientifica sul danno da coniglio in vigneto è chiara: il foraggiamento può essere quantificato, correla con l’abbondanza dell’animale e può incidere anche sulla resa a livello di singola pianta.
A questo si aggiunge un dato agronomico spesso sottovalutato: nel giovane impianto, una percentuale limitata di fallanze genera costi indiretti (reimpianti, gestione disomogenea del verde, differenze di vigoria e maturazione) che “pesano” per più campagne.
In parallelo, la stampa tecnica e l’estensione agronomica sui vine guards / grow tubes riportano benefici ricorrenti: aumento della sopravvivenza, accelerazione dell’avvio e riduzione di costi di manodopera, oltre a un effetto microclimatico che può ridurre l’evapotraspirazione.
L’Università del Maryland evidenzia inoltre che, in condizioni asciutte e senza irrigazione, i tubi possono contribuire con umidità alla base per condensazione, con impatto potenzialmente decisivo sulla sopravvivenza dei nuovi impianti.
Bio RODEX si inserisce in questa logica, ma con un punto tecnico distintivo: la rete (non parete piena) come compromesso tra protezione fisica e gestione del microclima.
Il vantaggio tecnico della rete: protezione senza “effetto serra” penalizzante
In viticoltura, proteggere non significa creare un ambiente artificiale che spinga internodi lunghi e tessuti poco lignificati. La scelta della rete è rilevante perché:
- favorisce aerazione e scambio (riduce condizioni di condensa persistente e microambienti favorevoli a muffe);
- mantiene passaggio luce più elevato, con crescita più equilibrata.
Nella comparazione tecnica pubblicata da Arbrì tra shelter in rete biodegradabile e shelter in carta/tubi chiusi, si riportano indicazioni utili “da campo”: maglie 2–3 mm con parametri (T°, UR, CO₂) simili all’esterno e assenza di condensa/muffe, mentre nei tubi chiusi viene citato un incremento di temperatura diurna e possibili effetti collaterali sulla fisiologia e sulla sanità (es. oidio) per ridotta traspirazione e luce.
Questo è un punto di filiera: in un Premier Cru, lo shelter deve essere protettivo, ma anche compatibile con l’obiettivo di formare un tronco robusto e un impianto omogeneo.
Focus prodotto: perché Bio RODEX è “centrato” per barbatelle di pregio
Bio RODEX è dichiarato in materiale 100% BIO, con struttura rinforzata e progettazione per dissolversi naturalmente nel suolo, senza residui e senza necessità di rimozione.
A livello di specifiche, quelle realmente determinanti in vigneto giovane sono:
-
Maglia 2×2 mm
È l’elemento che più qualifica l’uso in presenza di piccoli roditori e rosure fini. La maglia stretta aumenta l’efficacia della barriera fisica nella fase in cui germogli e punto d’innesto sono estremamente vulnerabili. -
Grammatura elevata: 90 g/m
In un cantiere ad alta densità, uno shelter che “cede” o si deforma significa ispezioni e ripristini. Una grammatura alta è un segnale di robustezza e stabilità funzionale nella finestra critica (attecchimento–affrancamento). -
Diametro 140 mm
È un diametro coerente per barbatelle: sufficiente per proteggere senza creare una camera eccessiva che complichi tutoraggio, legature e controllo del germoglio. -
Traspirazione e passaggio luce
Bio RODEX è presentato come protettivo mantenendo “perfetta traspirazione e passaggio della luce”: in pratica, un presidio che riduce rischi senza introdurre un microclima troppo spinto o “chiuso”.
Caso applicativo (Meursault, Premier Cru): schema d’uso “a rischio modulato”
In un impianto di Chardonnay ad alta densità, l’approccio più efficiente non è uniformare tutto, ma modulare la protezione in funzione del rischio:
- Bio RODEX 80 cm come standard nel corpo parcella: protezione efficace su rosure e danni meccanici da gestione sottofila.
- Bio RODEX 120 cm su bordure/capezzagne e zone prossime a corridoi ecologici: riduce il rischio di brucatura più alta e pressioni ripetute.
Questa scelta è coerente con la logica di prevenzione: dove la probabilità di evento cresce (margini), si alza la soglia di protezione per evitare che poche fallanze “contaminino” l’omogeneità del filare.
Benefici di filiera: dove Bio RODEX crea valore misurabile
1) Continuità d’impianto e riduzione fallanze
Ridurre il danno da coniglio/lepre/roditori non è solo “salvare la pianta”: è proteggere il potenziale produttivo e l’uniformità del vigneto nel tempo. La letteratura sul danno da coniglio mostra che l’impatto può arrivare a livello di singola pianta anche sulla resa.
2) Riduzione dei costi indiretti di gestione
La stampa tecnica di settore evidenzia che le guardie per vite aumentano establishment, accelerano crescita e riducono costi di manodopera; proteggono anche da deriva di erbicidi e operazioni meccaniche.
In cantiere, questo significa meno ripristini, meno reimpianti e meno “tempo perso” a correggere incidenti operativi.
3) Sostenibilità “operativa”, non solo dichiarativa
Il vantaggio distintivo è la biodegradabilità con eliminazione della rimozione. Su migliaia di ceppi, la rimozione dei dispositivi tradizionali è una voce di costo e logistica; in più, aumenta il rischio di dispersione accidentale. Bio RODEX è progettato per dissolversi nel terreno senza lasciare residui e senza necessità di recupero.
BOX TECNICO
Prodotto: Shelter Bio RODEX (Arbrì)
Funzione: protezione barbatelle da conigli, lepri, roditori + mitigazione danni da lavorazioni sottofila
Materiale: 100% BIO, biodegradabile nel suolo; non richiede rimozione
Geometria e prestazioni:
- Diametro: 140 mm
- Maglia: 2×2 mm
- Grammatura: 90 g/m
- Formati: 60 / 80 / 120 cm e rotolo (per gestione di cantiere e rischio modulato)
Indicazioni di posa (minimo tecnico):
- base appoggiata a suolo stabile, preferibilmente con lieve interramento (pochi cm) per ridurre ingressi dal basso;
- fissaggio a tutore con 1–2 legature (evitare strozzature e punti di taglio);
- controllo a 30/90 giorni: verticalità, contatti abrasivi, integrità rete.
KPI consigliati (per verificare il ritorno):
- attecchimento (%) a 30/90/180 gg
- fallanze (%) fine stagione 1
- incidenza danni fauna per fascia (bordo vs interno)
- numero ripristini/1000 ceppi (post-vento e post-sottofila)
Nota tecnica: microclima sì, ma controllato
L’estensione universitaria (UMD) riconosce vantaggi dei grow tubes ma segnala anche che esistono “drawbacks” da gestire (microclima, gestione sanitaria e operativa).
In questa cornice, la rete offre un profilo più “viticolo” rispetto a soluzioni a parete piena, perché mantiene aerazione e luce, riducendo alcune criticità tipiche dell’effetto serra.
Conclusione
In un reimpianto di barbatelle a Meursault Premier Cru—territorio vocato, esposizioni E–S e suoli marno-calcarei—la protezione della pianta giovane è una scelta di governo del rischio, non una spesa accessoria.
Bio RODEX crea valore quando si cerca una combinazione concreta di:
- protezione fisica “fine” (maglia 2×2 mm) contro i danni più frequenti su barbatelle;
- robustezza di cantiere (90 g/m) e gestione più stabile;
- rete traspirante e luminosa, più coerente con l’obiettivo di formare un giovane ceppo equilibrato;
- sostenibilità operativa: nessun recupero a fine ciclo grazie alla biodegradabilità nel suolo.


